Dialetto e lingua grika salento: modi di dire e proverbi del salento

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Il dialetto salentino è la lingua parlata nel territorio della Puglia meridionale.
È un gergo che è stato influenzato dalle varie dominazioni e dai popoli che si sono succeduti sul territorio nel corso di tanti anni di storia.
È una lingua romanza, che si differenzia dai dialetti ellenofoni che nel medio-evo si diffusero in conseguenza della dominazione greca che l'Impero Bizantino ebbe sulla penisola.
Questa doppia influenza diede origine ad una terra bilingue, il dialetto vero e proprio e il griko, la cui natura è sopraggiunta fino a noi.
Il lessico salentino attuale, se analizzato con attenzione, rivela molte delle sue influenze, in particolari francesi e spagnole, riconducibili solo secondariamente al greco, ed in particolare ad un greco arcaico molto lontano dal greco di origine bizantina da cui è derivato l'attuale griko.
Come tutti i dialetti, anche il dialetto salentino non è una lingua omogenea e standardizzata, ogni paese, nel corso dei secoli ha elaborato i propri costrutti e delle peculiari espressioni fonetiche diverse ancche da paese a paese confinanti.
Tuttavia è possibile distinguere per alcune caratteristiche specifiche, delle aree convenzionali in cui i diversi dialetti si assomigliano per delle peculiarità:

  • Nel Salento meridionale si presenta la trasformazione della "o" in "u" (ora = ura, sole = sule) e la "e" spesso diventa "i" come: sete che diventa "site"
  • Nelle terra della Grecia Salentina il linguaggio è caratterizzato da un massiccio uso del passato remoto anche se ci si sta riferendo ad azioni compiute da poco.
  • Nelle zone del gallipolino, pur essendo nell'estremo meridione del Salento, il dialetto assomiglia molto al dialetto parlato nella parte più settentrionale, una lingua che tuttavia si è coniugata ed ha risentito molto della cultura marinaresca del luogo.
Un viaggio linguistico tra le terre del Salento vi permetterà di scoprire modi di dire, proverbi di cultura popolare, espressioni simpatiche che acquisiscono una valore ed un significato particolare che non sempre viene colto se si fa la traduzione letterale della frase.
Ad esempio:

  • Lu purpu se coce cu l'acqua soa stessa. La traduzione: il polipo si cuoce con l'acqua sua stessa, come a voler dire che una persona magari un po' testarda può imparare solo dai suoi errori
  • Quandu auru nu tieni cu mammata te curchi. La traduzione: quando altro non hai, con tua mamma ti corichi e cioè quando non hai possibilità di scegliere ti accontenti di ciò che hai.
  • Occhiu nu bbite core nu scatta. Traduzione: Occhio non vede cuore non duole.
  • Quandu lu tialu  te 'ncarizza, l'anima ne ole. La traduzione: Quando il diavolo ti accarezza vuole in cambio l'anima, la frase sta ad indicare che, se una persona improvvisamente fa la gentile con te, è perché ti deve chiedere qualcosa in cambio.  
  • Nu puei tenire la utte china e la mugghere 'mbriaca. Traduzione: Non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca, cioè non si possono avere due cose contrastanti insieme, è necessario scegliere.
  • Fanne comu te fannu ca nu bbhe piccatu. Traduzione: Fare agli altri quello che ti fanno non è un peccato. La frase restituisce il senso di un altro importante proverbio italiano: "Occhio per occhio e dente per dente"
  • Te santu Martinu ogni mostu denta vino. Traduzione: A San Martino ogni mosto diventa vino...quindi si può iniziare a consumare il vino novello!
  • Stiendi lu pete pe quantu è lengu lu passu. Traduzione: Stendi il piede per quanto è lungo il passo, la frase vuol essere un monito per quanti si lanciano in acquisti e/o avventure pur non avendo le risorse per portare a termine il progetto.
  • Batti lu fierru finchè è cautu. Traduzione: batti il ferro finchè è caldo. Ogni situazione va affrontata e risolta in tempi brevi, non è opportuno far trascorrere molto tempo soprattutto se si ha a che fare con un litigio.
  • Te iabbu nu nci mueri ma nci ccappi. La traduzione di questa frase è un po' complicato a causa di una importante caratteristica del dialetto leccese: la sintesi. Il termine iabbu è di difficile traduzione, sta a significare: "il parlar male", il farsi i "saputelli" sulle piccole difficoltà di ogni giorno che accadono agli altri. La frase quindi ammonisce tutti coloro che  assumo un atteggiamento giudicante e di superiorità nei confronti degli altri, e li avverte della possibilità di restare vittima un giorno della stessa sventura/difficoltà.
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