Il paesaggio salentino è caratterizzato da
tipiche costruzioni che è possibile ammirare passeggiando per le strade di campagna o esplorando i numerosi percorsi ciclo-turistici della zona.
Queste costruzioni sono la testimonianza viva dell'operosità dei nostri contadini.
Le costruzioni più tipiche sono senza ombra di dubbio le
Pajare, ripari utilizzati dagli uomini e dalle donne che dedicavano la loro giornata e la loro vita alla coltivazione della
terra, e che, in questi umili ripari, trovavano conforto
durante improvvisi temporali o quando era necessario sostare nei campi anche la notte.
Testimonianza forte dell'amore e del rispetto che la gente del salento aveva ed ha, per la terra, fonte di sostentamento, ma anche pozzo inesauribile ed egoista di forze e di sudori dell'uomo.
La forma tipica delle
pajare è
tronco-piramidale a base quadrata o tronco-conica. Le costruzioni più semplici, sono
disposte su un unico piano e sono
composte da un'unica stanza, ma spesso si assiste a costruzioni più grandi composte da coppie di stanze, che si innalzano in verticale, secondo uno schema a gradoni.
Queste costruzioni sorgono in posizione strategica, al centro della campagna, e quindi facilmente raggiungibile da ogni settore, se si trattava di grandi latifondi, o ai lati per non togliere spazio e terra fertile alle colture.
Venivano fabbricate secondo una antica tecnica costruttiva oramai quasi sconosciuta.
Edificate interamente a secco venivano erette assestando saldamente
pietra su pietra, e procedendo in seguito ad un lavoro di smussatura e di rifinitura per rendere il muro esternamente armonico.
L'intero lavoro era compiuto utilizzando esclusivamente un martello che veniva impiegato sia per assestare le pietre che per smussarle.
Il sito scelto come appoggio, doveva essere uno strato pianeggiante
costituito da roccia.
Il perimetro veniva disegnato direttamente sulla pietra, a questo punto poteva iniziare il lavoro di costruzione dei muri, che
venivano innalzati in altezza in media da 1,5 a 2 metri.
La tecnica costruttiva è peculiare: venivano edificati
due muri quasi paralleli, uno interno ed uno esterno, l'intercapedine che, via via si creava, veniva colmata da pietre più piccole e da terra. Aumentando l'altezza, il muro veniva
rastremato verso l'interno attraverso pietre più lunghe e questo conferiva alla costruzione la sua tipica forma.
Appena il diametro dell'apertura raggiungeva il mezzo metro, veniva posta
a chiusura una grande "chianca" cioè una lastra di pietra che completava la costruzione.
Spesso si assiste ad una chiusura atipica della pajara che lascia una piccola apertura al centro della costruzione, per permette a qualche raggio di luce di entrare nella costruzione.
Le
porte d'ingresso, erano in genere
basse e strette, sia per non inficiare la stabilità della struttura sia per minimizzare i ricambi di aria e quindi permettere alla temperatura interna di rimanere stabile. Le soluzioni più antiche vedevano la porta composta da due piedritti laterali e da un'unica architrave superiore, ma nel corso degli anni questa arcaica costruzione si è andata modificando, tant'è che le costruzioni più recenti presentano una porta arcuata.
In genere un battente rustico in legno d'ulivo chiudeva l'uscio.
Altra caratteristica architettonica peculiare è la presenza di
una scala che
corre lungo il muro esterno, in genere assume la tipica
forma a chiocciola, necessaria sia per la manutenzione ordinaria della piccola struttura abitativa, sia perché i vari terrazzamenti venivano utilizzati per seccare al sole i frutti della terra da conservare per l'inverno. Questa costruzione risponde alle diverse esigenze climatiche: d'estate preserva dal caldo eccessivo, d'inverno dalle intemperie. L' intercapedine tra il muro interno e quello esterno funge da strato coibente che mantiene la temperatura interna pressochè costante.
La pajara quindi è la giusta alternativa alla
casa vacanza nel salento.